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Paese

Dati Generali
Il paese di Isili
Isili è un Comune passato ora dalla provincia di Nuoro a quella di Cagliari. È situato a 523 metri sul livello del mare. Conta 3014 abitanti. Fa parte della XIII Comunità Montana “Sarcidano Barbagia di Seulo?.Isili rappresenta il centro amministrativo, economico e culturale del Sarcidano e della Barbagia di Seulo. Il toponimo risale all´epoca preromana. Alcuni lo fanno risalire al vocabolo fenicio escel, che significa bosco, foresta, altri al termine izil, che significa irrigazione. Il territorio di Isili
Altitudine: 374/893 m
Superficie: 67,93 Kmq
Popolazione: 3080
Maschi: 1488 - Femmine: 1592
Numero di famiglie: 1079
Densità di abitanti: 45,34 per Kmq
Farmacia: piazza Nino Sistu, 5 - tel. 070 986046
Guardia medica: c/o ospedale - tel. 0782-802087
Polizia Municipale: piazza San Giuseppe, 1 - tel. 0782804465
Carabinieri: Corso Vittorio Emanuele, 155 - tel. 070 821100

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Storia

ISILI, terra della Sardegna, capo luogo della provincia e del distretto del suo nome, e parte dell’antica curatoria di Valenza nel regno d’Arborea.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 44' e nella longitudine occidentale da Cagliari 0° 1' 30".

Siede sulla estremità meridionale del grande altipiano, che comunemente dicono il Sarcidano, esposta a tutti i venti, se non che è coperta al libeccio per la montagna di Trempu che comincia a sorgere a meno di mezzo miglio, e in parte ai venti australi per la collina che dicono Su Planu.

La elevazione del paese sul livello del mare fu calcolata dal general La Marmora di metri 445,85.

Il clima è piuttosto freddo principalmente nella influenza del maestrale e del greco-tramontana, che spira da su le nevose cime del Gennargento; e nelle stagioni piovose umidissimo e soventi nebbioso. Nelle notti aquilonari e serene formasi il ghiaccio nelle paludette, ma non più grosso di due centimetri. Dal settembre all’aprile piove spesso e dirottamente; nel-l’inverno e nella principiante primavera cade copiosa la neve e dura molti giorni; nell’estate imperversano i temporali, e grandina in modo che soventi ne sono molto danneggiate le messi e le vigne. Non si ha memoria di danni cagionati da’ fulmini. L’aria non è infetta da miasmi, e sarebbe purissima se fosse maggiore la pulitezza, non si soffrissero i letamai ne’ cortili, e se i cadaveri fossero profondamente sepolti nel campo-santo, come fu ordinato dal Governo.

Campo-santo. Presso al luogo delle aje, in distanza dal paese di circa tre minuti, nella parte più bassa, sotto l’influenza del levante, che suol dominare in estate, si è chiuso per le sepolture circa uno starello di terreno. Il luogo fu scelto imprudentemente e contro le saggie prescrizioni del Governo. La terra essendo poco profonda devesi aprire la roccia con gran fatica; e siccome non si sorveglia allo sfossatore, così accade che dal cadavero esali nell’atmosfera il gaz della corruzione e contamini l’aria. Le mura della cinta sono così deboli che cominciaron dopo pochi mesi a cadere; e ove con tutta sollecitudine non si chiudano le breccie, si avrà da’ cori umani il dolore di vedere i corpi male inumati profanarsi dal dente de’ cani. Nel luogo che dicono Pardijeddu, o nella regione di Porta-manna sarebbero state migliori le condizioni.

Le malattie più frequenti sono infiammazioni di petto, e febbri intermittenti e perniciose, alle quali vanno soggetti quegli individui, che viaggiano nelle regioni insalubri del Campidano di Cagliari, e d’Oristano. Se non agiscano queste cause morbifiche e mortifere allungasi la vita anche ai settant’anni, e fin oltre gli ottanta in quelli che hanno una natura ben costituita, e son vissuti temperatamente negli anni giovanili. Vedrai in essi gran vigoria di forza e corporali, tutta integrità di spirito e molta gajezza di umore.

La popolazione d’Isili si computa (anno 1839) di anime 2196, delle quale 1078 nel sesso maschile e 1118 nel sesso femminile, distribuite in famiglie 495.

Le case sono con poche eccezioni d’un solo piano, fabbricate di pietre con una calce assai tenace. L’interno è poco pulito, e il pavimento formato d’un’argilla bianca finissima, che si rinnova ogni anno.

Le contrade sono larghe, irregolarmente tirate, e in alcuni luoghi orizzontalmente piane come la roccia calcarea, su cui sorgono le case, e però sempre che piove abbondantemente paludose e fangose dove sia un po’ di terra.

Le medie risultate dal passato decennio diedero nascite 70, morti 45, matrimonii 20.

Gli isilesi sono di corpo robusto, di spirito vivace e di buon ingegno, rispettosi con le persone, amorevoli con gli stranieri, laboriosi, pacifici e religiosi. Alcuni poi li voglion tacciare di avarizia, perchè dimostrano una gran parsimonia nel vitto, e grande attenzione a’ propri interessi. Ma questi sono difetti?

Hanno una gran destrezza nel lanciare sa soga (il laccio scorsojo), e i ladri la maneggiano con profitto nelle tenebre della notte. Questa corda portasi sempre quando si va in campagna, o a tracolla, o in mano,

o in testa di sella. Da piccoli si addestrano a tirar la soga.

Le donne comecchè nel generale non siano di belle forme, non pertanto sono piacevoli per la vivacità e le maniere gentili; pajono inclinare alla galanteria. Le principali si adornano di molte collane e anella con troppa caricatura, e molte sono notate per ipocrisia e per grand’inclinazione alla superstizione.

Vestiario. I principali del paese e i meccanici e i contadini ne’ giorni festivi vestono il collettu. Usasi la gabbanella, e quando si esce alle opere agrarie ne’ tempi freddi e piovosi portasi il sacu de coberri. Molti sciocchi che credono che l’incivilimento consista nel vestire alla moda degli stranieri studiano di persuadere questi e gli altri villici a disusare la maniera nazionale.

Le donne nell’inverno e andando in chiesa usano levarsi sul capo il lembo d’una gonnella che portano appesa a’ fianchi, nella quale si imbacuccano in modo che non mostran della faccia più che il naso e gli occhi. In altre circostanze coprono il capo con un gran fazzoletto che stringono sotto il mento alla moda delle oristanesi.

Il linguaggio degli isilesi è lo stesso dialetto cagliaritano e campidanese; ma la pronunzia è singolare, perchè strozzata e sforzata: gorgheggiano l’l e aspirano l’n.

Ricreazioni. Un’altra particolarità degli isilesi, per cui distinguonsi da tutti gli altri sardi, è questa che ne’ giorni festivi non costumano i pubblici balli e non gli usano nè pure in altre loro maggiori feste, che in quella di s. Isidoro. Non si balla nè pur nelle case, se non sia in occasione di nozze. Allora escono dalla monotonia, scuotonsi dall’inerzia, e accade che vadano in eccesso.

Lo spettacolo della corsa de’ barberi non ha luogo che due sole volte nell’anno per la festa di s. Giuseppe Calasanzio e per quella di s. Mauro.

Nel carnevale si fa il giuoco della gallina (sa salti-glia), al capo della quale pendente da una corda distesa da una all’altra parte della contrada deve correndo a cavallo dirigere e portare il colpo chi la voglia sua.

La mascherata dess’Entrecoru o dessu Puntori è un gioco che fanno i giovani negli ultimi giorni del baccanale, e un mezzo per procurarsi una gran cena. Formano un fantoccio di varii otri con una testa di legno, lo vestono secondo il costume del paese, lo assicurano sul dorso di un cavallo e in gran corteggio intorno a lui girano per il paese, domandando galline, salsiccie, salame e vino. Versano il vino nelle otri che formano le membra dell’Entrecoru. Quando abbian fatta un’abbondante raccolta si ritirano per preparare la cena da baccanti.

Il sunnotato numero delle famiglie distinguesi nelle seguenti parti: famiglie agricole 258, pastorali 85, case di nobili 2, di ecclesiastici 9, di notai 7, di medici 1, di chirurghi 1, di flebotomi 3, di meccanici 50, d’impiegati civili 20, di negozianti 12, di rivenditori e viandanti 30.

Vivesi generalmente in certa agiatezza e si numerano 375 famiglie possidenti.

Industria femminile. Le donne isilesi sono molto amanti della fatica e lavorano con intelligenza in circa 450 telai, coperte da letto con trame di lana di diversi colori, tappeti di tavola molto pregiati, bisaccie e il panno forese che dicono. I colori sono assai belli e formati con erbe indigene. Fanno pure coltri di lino con varie figure, cortine, pizzo assai largo, e tele molto riputate, e quando vanno alle fiere vincono nella concorrenza i tessuti degli altri paesi, e ottengono un prezzo maggiore.

Arti meccaniche. Sono esercitate con poca perizia e però le opere sono molto grossolane.

Prima che si stabilisse in Cagliari la regia fabbrica delle polveri, gli isilesi erano i soli nel regno che ne fabbricassero, però di infima qualità, come è da supporre.

Istruzione pubblica. Sin dal 1665 la comunità d’Isili mandò ed ottenne una colonia di maestri delle scuole pie per insegnare a’ fanciulli le prime lettere la grammatica. Fiorì questo collegio ne’ primi tempi dopo la sua fondazione, e in esso i padri di quell’ordine mandavano i loro alunni per fare il corso degli studi; poi cominciò a decadere.

Qui merita menzione la liberalità de’ due fratelli Vargiu, ambo canonici della primaziale, i quali offrirono a’ superiori del detto ordine una sufficiente somma per la dotazione di una scuola di umane lettere, con la quale sia compito il corso degli studi minori. Essi che per altre opere di beneficenza hanno meritato la lode delle persone pie, con questa otterranno la gratitudine de’ loro compaesani e di quegli altri della provincia che si gioveranno di questo stabilimento.

Religione.Gli isilesi sono dipendenti dalla giurisdizione dell’arcivescovo di Oristano e governati nello spirituale da un paroco che ha la qualifica di rettore, con l’assistenza di altri sei sacerdoti. La decima è considerevole.

La chiesa maggiore, abbastanza capace e mediocremente fornita, è dedicata al martire s. Saturnino.

Le chiese minori sono quella degli scolopi, quindi santa Margherita nella quale si seppellivano i fanciulli, s. Rocco, s. Antonio di Padova, s. Cosimo, s. Mauro poco discosta dall’abitato dov’era la tomba degli adulti, e le due rurali una a più d’un miglio dal paese appellata da s. Sebastiano che fu costrutta nella cima d’un enorme scoglio sorgente in mezzo a una valle; l’altra che sta presso la lacana (il termine), nella quale però uffizia il paroco di Villanova Tulo.

Si festeggia dagli isiliesi per s. Clemente papa (addì 23 novembre) che venerano come patrono, per s. Greca e per s. Giuseppe Calasanzio.

Nel collegio delle scuole pie sogliono abitare cinque o sei soggetti tra sacerdoti e fratelli operari. Questa casa nel piano inferiore potrebbe scambiarsi in una spelonca, e appena converrebbe tener una stalla.

Territorio. Quasi tutte le parti dell’Isilese sono nel-l’altipiano già nominato.

Questa montagna nella sua maggior lunghezza da tramontana ad austro estendesi miglia 13, nella sua maggior larghezza da levante a ponente miglia 9. La superficie alla base si può computare di miglia quadrate 100, la superiore che propriamente appellasi Sarcidano, di miglia 60. Essa sbilancia dal livello verso ostrolibeccio, alla qual parte scorrono le acque delle sue fonti. Dalla estrema sponda di questo piano il terreno s’abbassa gradatamente verso ponente, precipitosamente verso levante.

Questo pianoro è solcato da molte vallate, e gibboso per molte colline, le principali delle quali sono dette Nuragi-Adoni, Sa Conca dess’equa, in salto di Tulo, Monte Pidanu, Conca dessu pirastu, Conca dessa Crocoriga, Corongiu-Irau che ha una vasta prospettiva sulla Barbagia, sa guardia deis Coroneddas di molta altezza, così appellato perchè ne’ tempi anarchici sotto il negligente governo della Spagna, ivi solea stare una schiera di miliziani per dar la caccia alle frequenti bande de’ malviventi, Usiàra, sa cresia di s. Sofia, dove stendesi intorno un bel panorama, Calavigru in salto di Laconi, su bruncu dess’Enna de Corti. In questo pianoro han parti Aritzo e Meana.

Il lignite trovasi nel Sarcidano tulese nella regione, che appellano Cugumadda; quindi nell’Isilese nella regione che dicono sa Stiddiosa. In Cugumadda sono terre di varii colori, giallo, azzurro, rosso, e verde; e consimili, comecchè inferiori, trovansi nell’Isilese nella regione Is Mortiddus.

Selve del Sarcidano. Il salto di Tulu a greco-levante esteso sopra una superificie di circa 6 miglia quadrate, e piuttosto folto; il salto d’Isili in un’area di miglia quadrate 4, con molti vacui; il salto di Campangiana in territorio di santa Sofia in un’area di tre miglia quadrate; il salto di Nurallao e Laconi a ponente-maestro in un’area di circa 9 miglia quadrate.

Le specie ghiandifere sono elci, quercie e soveri, e si potranno calcolare complessivamente ne’ detti salti alberi cinque milioni settecento mila. La selva d’Isili abbonda di quercie, quelle di Tulo, di Nurallao e La-coni di elci, quella di Campangiana ha mescolate l’elci e le quercie. Il sovero è raro. Vedonsi in dette specie tali individui che attestano una grande età, e con una circonferenza alla base da’ tre a’ quattro metri; ma non sono molto frequenti. I pastori han fatto e continuano a fare grandissimi guasti.

Dopo i ghiandiferi sono innumerevoli gli individui di altre specie, gli olivastri, i perastri, i tassi, le filiree, i corbezzoli, i ginepri, i lentischi, i cisti, le sarpe e quelle due specie che dicono calavigru e tuvuru.

Selvaggiume. Questo territorio è popolato da cinghiali, daini e cervi. I mufioni trovansi in Campangiana e vi vengono da’ salti di Meana. Tra le minori specie sono frequentissime le volpi, le lepri, le martore, le boccamele, ecc. I volatili sono in tutte le specie che ha la Sardegna, e vedonsi aquile, avoltoi, sparvieri, nibbi cuculi, gufi, strigi, colombi, pernici, quaglie, merli, stornelli, tordi, beccaccie, filomene, usignuoli, passerotti, ecc.

Acque. Le sorgenti del Sarcidano sono numerosissime. Le più considerevoli sono: la fonte della Mela in Villanova di Campangiana in distanza da Isili di miglia 9, dalla quale comincia il Caralita, sa Gioja de Bonu-pizzu; le fonti di Suergiu e di Onnàdi, dalle quali formasi il rivolo che si unisce a quello della Mela; la fontana del Fico che dà origine a un altro ruscello; la fontana della Nocciola (Sa Nujedda) vantata come febbrifuga; e quindi le fonti che dicono Sa Friorosa, così detta per la sua freschezza, is tuvulus in Conca-manna, e Zaurrai, che vanno nel fiume Mela presso il ponte di s. Sebastiano. Tra questo rivolo e il precedente entra nel fiume l’acqua de’ pisani, della quale nell’estate si servono le famiglie, quando la fonte di Zaurrai che trovasi all’estremità del paese non dà più a sufficienza. A più di queste sono tante altre fonti in tutto il Sarcidano, che le perenni non si potranno dire meno d’un centinajo, ed altrettante le minori che ne’ grandi calori inaridiscono.

Agricoltura. Il suolo in generale è poco ferace e di coltura difficile, perchè coperto di poca terra e sparso di pietre.

Si seminano annualmente starelli di grano 2800, di orzo 400, di fave 1500, di legumi 150. Il frumento nella comune fruttifica all’ottuplo, l’orzo al doppio, le fave al decuplo. Quello che sopravanza al bisogno del paese si vende a’ Barbaracini o a’ negozianti di Cagliari e di Oristano. Di lino si semina poco.

La vigna è prospera in molti luoghi, si coltiva con diligenza e si ha la sufficienza per gli abitanti. I vini sono di una mediocre bontà. Una parte di questi si bruciano per acquavite.

In due o tre starelli di terreno sono coltivate alcune piante ortensi, cavoli, zucche, pomi d’oro. Nei siti idonei si semina il granone, che fruttifica assai, e serve principalmente pel vitto de’ servi. La coltivazione delle patate è poco avanzata.

Gli alberi fruttiferi sono molto numerosi, ma in poche specie, fichi, peri, susini, noci, castagni e meli. Gli ulivi tra grandi e piccoli non sono più di 1000, e un solo molino è sufficiente per la espressione dell’olio. Pare che la sua cultura vogliasi distendere.

Pastorizia. Nell’anno 1839 si annoveravano nel bestiame manso paja di buoi 320, vacche manse 200, cavalli 150, majali 310; nel bestiame rude, vacche 1500, cavalle 1000, pecore 2000, capre 5000, porci 4000.

I pascoli sono copiosi e salubri, e nelle regioni settentrionali abbonda il serpillo, dal quale le carni hanno un buon gusto, e i formaggi una gran bontà.

Gli armenti errano per ordinario a loro arbitrio fuor della vista del guardiano; ma i pecorai e caprai sono più attenti, e nelle notti invernali riducono le greggie nelle spelonche che abbiam notato.

Salnitro. In queste grotte se ne raccoglie non piccola quantità, e vendesi alla regia polveriera di Cagliari.

Apicoltura. È poco curata non ostante che siano regioni ottime per la sussistenza della specie nelle amenissime valli, che sono riparate dagli aquiloni. Il numero de’ bugni si può computare non maggiore di 2000.

Commercio. Dalle opere d’arte, dall’agraria, dalla pastorizia e dalle altre industrie possono gli isilesi guadagnare annualmente circa lire nuove 90000.

Strade e ponti. I viaggiatori possono adesso andare per ogni parte con tutta sicurezza, perchè nessun ladro presentasi a rapir loro il carico o la borsa. Ma quanto tempo è scorso da che il Sarcidano fu sgombrato da quei malandrini, i quali infestavano le vie, e rimandavano dolenti quelli che coglievano al varco! Questo luogo era temuto da tutti, e non si avventuravano a traversarlo che in caravana e ben armati.

Gli isilesi nel tempo che avean paroco il Ferdiani, che fu poscia vescovo d’Iglesias, cominciarono, secondo il di lui consiglio, a formare un fondo per le strade e i ponti. Per lo mezzo imbuto che gli agricoltori dovean dare al monte di soccorso sopra ogni starello prestato diedero un imbuto intero, una cui metà era per l’amministrazione dell’azienda agraria, l’altra per le dette opere pubbliche. Con questa contribuzione si fondarono ponti, si fecero strade ed altre cose di utilità comune. Siccome però non si continuò con quello zelo, restano ancora alcune avvenienze al paese, che sono veri rompicolli e guazzi impraticabili.

Isili dista da Gergei un’ora, poco meno; da Serri quasi altrettanto; da Nurri ore due; da Villanova Tulo ore tre per istrade difficili e tortuose; da Gadoni ore cinque; da Nurallao un’ora; da Nuragus un’ora e un quarto; da Gesturi ore due. Con tutti questi paesi comunica Isili per vie carreggiabili, se eccettuiamo Gadoni, dove non si può andare che a cavallo.

Antichità. Nel Sarcidano trovansi molti norachi, i più dei quali però sono in gran parte disfatti. Nella parte isilese sono norachi Longu, Planu de ollas, norachi deis Paras, Su planu dessa tanca, Su Perdosu, Pizzu de bruncu, Asusa, Angusa, Pauli-angionis, Maurus, Aqua-salia, Masoni de porcus, Crastu, Sa musera, Corte de Donnu Izzu, Grujedu, Ruìnafranca, Molas, Azzinnara, Truciu, Antini, Tàdili, Sartarò, Sa nalva, Erbiji, Corte de Ghiani, Maurisiddi: in salto promiscuo con Tulo Nuragi Adoni; nel salto di Serri Ladumini, Minda de majore, Tànnara, su spillinzoni; in quello di Nurallao Pojòlu, Tramatizzu, Bonu pizzu, Grujedu.

Nel luogo detto Is casteddus, principalmente dentro e intorno il possesso degli scolopi, è una gran quantità di rottami, tevoli antichi, pietre quadrate, e certe altre lavorate in modo singolare, che non si saprebbe definire a che servissero: e vedonsi fondamenta e parti basse di edifizi, e pozzi con bocca rotonda del diametro di due metri. Siccome la terra è lavorata, e si è distrutto quanto impediva l’aratro, perciò non si possono fare osservazioni. Ma dagli olivastri che tra le fondazioni sorgono grossi due metri, si può ben inferire che da molti secoli siasi consumata la distruzione di questo paese. La sua situazione era bene scelta per non patir gran freddo nell’inverno, non così però per la salubrità dell’aria. Il nome rimasto al sito sarebbe quello che avea il paese quand’era abitato? avrebbe avuto sua ragione in qualche castello, o nelle mura torrite?

In lontananza poi d’un’ora a maestrale verso i confini di Nurallao è nel territorio d’Isili un luogo che dicono biddabeccia (villaggio vecchio), dove sono certi indizi d’una antica popolazione. Alcuni l’hanno creduta antica sede degli isilesi; ma eravi un altro popolo spentovi dalle pestilenze, ed era al luogo il nome Inarsi, come troviam nel gran MS. storico del P. Aleo.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Isili
17 Gennaio: Sant'Antonio abate – Tradizionale festa con il grande falò in piazza.
13 Giugno:Sant'Antonio da Padova
24 Giugno:San Giovanni Battista e Sagra della pecora
27 Agosto: San Giuseppe Calasanzio – festa del santo patrono